Ecco le tappe di questo straordinario 'film':
- CARRIERA
- Bologna
- Sampdoria
- Lazio
- Leicester
- Italia
- "Mancio Day"
- Lazio
- Fiorentina
- Lazio
- Inter
- Palmares
Una carriera da 10 ... e lode!
Pochi campioni al mondo hanno vissuto una storia così affascinante e vincente.
Dal debutto a sedici anni con il Bologna, il più giovane esordiente in serie A, alla conquista della maglia azzurra, alle vittorie forse irripetibili con la Sampdoria...
Dai trionfi stellari della Lazio pluricampione, alle inedite sfide inglesi di Leicester... fino alla magica serata del "Mancio Day", il suo addio al calcio giocato, nella "sua" Genova.
Un susseguirsi di successi che gli apre grandi orizzonti anche nel nuovo ruolo di allenatore, anche stavolta il più giovane.
Subito vincitore della Coppa Italia con la Fiorentina, riceve poi il prestigioso incarico di guidare la sua Lazio, alla quale regala nuovi successi e un'altra Coppa Italia nel 2004... fino all'ultimo, stimolante incarico professionale: guidare l'Inter, uno dei club piu' blasonati al mondo.
Campione di sport, campione di classe: suo il goal più bello mai segnato da un italiano. Carismatico in campo e fuori: un prestigioso sondaggio lo ha indicato "uomo italiano più elegante".
Alberto Barchiesi, amico di famiglia, segnala Roberto al Bologna di Marino Perani, allora responsabile del settore giovanile.
Il provino non lascia dubbi. Roberto deve restare. Il primo ingaggio è di 700.000 lire, ma con la promessa di altri 5 milioni in caso di utilizzo in serie A prima dei diciotto anni. Allora ne aveva soltanto tredici.
Qui parte nei Giovanissimi, dove si mette subito in luce.
A sedici anni approda alla "Primavera" ma dopo pochi mesi spicca il primo grande salto aggregandosi alla prima squadra.
Esordisce in serie A, il 12 Settembre 1981, giocando i minuti finali di Bologna Cagliari sotto la guida esperta di Tarcisio Burgnich.
A Bologna rimane anche la stagione successiva, segnando 9 reti e mettendo in mostra quelle doti di carattere e classe che lo proiettano all'attenzione dei grandi clubs.
"Straordinaria citta'!
Ero un ragazzino.
Mi ha insegnato che nello sport,
come nella vita, l'importante
e' guardare in su.
Puntare in alto..."
L'82 segna un'altra tappa fondamentale nella carriera calcistica, ma anche umana, di Mancini. Lo vuole il compianto Paolo Mantovani, mitico presidente della Sampdoria di allora. Lo vuole al punto da sborsare una cifra da capogiro, per quei tempi: due miliardi e mezzo in contanti, più i cartellini di Galdiolo, Roselli e Logozzo. Mantovani ne fa il suo pupillo. Ma tanta predilezione viene ripagata da Roberto non soltanto con una serie di soddisfazioni che forse sarnno irripetibili nella storia della società blucerchiata, ma con un affetto che va ben oltre le vicende professionali.
Considerata la dimensione "provinciale" della squadra genovese, che prima di allora non aveva vinto quasi nulla, il palma res di Mancini alla Samp è straordinario: 424 presenze in campionato e 133 goals segnati. 98 presenze in Coppa Italia e 25 reti. Conquista per 4 volte la Coppa Italia (1985, 1988, 1989, 1994), vince la Coppa delle Coppe (1990), la Supercoppa di Lega (1991) e soprattutto regala ai tifosi sampdoriani e al suo presidente il trofeo più ambito: lo scudetto (1990/91), il primo blucerchiato, al fianco del grande amico e compagno di squadra Gianluca Vialli. Una coppia stellare, esaltata da altri fenomeni come Cerezo, Lombardo, Pagliuca... ma anche da grandi allenatori come Bersellini, Boskov, Ulivieri e soprattutto il maestro Sven Goran Eriksson, esempio di stile, preparazione, educazione senza rivali. Un incontro che segna in maniera indelebile Roberto Mancini, che al suo fianco inizia ad esprimere il suo genio calcistico non solo in campo, ma con discrezione, anche sul piano tattico.
"Impetuoso, forte, ribelle...
Ma anche calmo, sicuro, profondo.
E' incredibile come il mare
possa insegnare tante cose."
Dopo la lunghissima stagione alla Samp, Roberto Mancini, in contrasto con la nuova dirigenza succeduta al mitico Paolo Mantovani, chiede di poter concludere la carriera misurandosi in una dimensione non più provinciale. Nell'estate del 1997 approda così alla Lazio, che pur non essendo in quel momento ai vertici del calcio italiano, e' ancora annoverata tra le "grandi" in virtù del suo passato glorioso targato Chinaglia e D'Amico.
Roberto giunge a Roma portandosi dietro i suoi "fedelissimi", in primis Sven Goran Eriksson, con i quali inizia a lavorare ad un grandioso progetto: riportare lo scudetto a Roma! Un pensiero apparentemente impossibile, ma subito appoggiato dall'intraprendenza del Presidente della Lazio Cragnotti che per primo ci crede.
Si creano così le condizioni ideali per puntare in alto. Ancora una volta la ricetta e' la stessa: duro lavoro, serietà, ottimismo, convinzione. In campo e fuori.
E i risultati non tardano ad arrivare... Alla Lazio, nell'arco di tre campionati e relative coppe, Mancini colleziona infatti 126 presenze e segna 24 goal, alcuni dei quali autentici gioielli da cineteca come quello di tacco al Parma, tra i più spettacolari in assoluto nella storia del calcio e per questo eletto "goal più bello mai segnato da un italiano". Ma soprattutto Roberto riporta nella Capitale lo scudetto (stagione '99/'00), oltre a due Coppe Italia ('97/'98 e '99/'00) la Coppa delle Coppe, la Supercoppa di Lega ('98/'99) e la Supercoppa Europea ('99/'00).
Mai la Lazio aveva vinto tanto.
Ma la misura della sua grandezza la racconta inequivocabilmente una circostanza più unica che rara: conclude la sua carriera di giocatore in Italia lo stesso giorno in cui vince il campionato.
Lascia a Roma un segno indelebile.
"Vivere e lavorare dove la storia
si respira piu' dell'ossigeno, mi ha insegnato che nello sport,
come nella vita, dopo aver puntato in alto, e' importante lasciare un segno
Il piu' grande possibile."
Vivere il grande calcio da protagonista assoluto per vent'anni e' un'emozione che non si puo' raccontare. Così forte da non poterne fare a meno.
E' così Roberto, dopo il forse prematuro abbandono delle scene nel 2000, pur essendosi scelto un futuro da allenatore, comincia a sentire la nostalgia del campo.
Le richieste non gli sono mai mancate. Dall'Italia, dal Giappone, dall'Inghilterra. Ed e' proprio quest'ultima, dopo aver ammaliato l'amico di sempre Gianluca Vialli e convocato il grande Sven Goran Eriksson, a conquistare anche Mancini, da sempre estimatore del calcio d'oltre Manica.
Nel Febbraio 2001 infatti, l'innata voglia di sfide che ne ha sempre caratterizzato le scelte, lo porta alLeicester, un club minore inglese, dove e' ricevuto con gli onori di un Cesare. I compagni più giovani riconoscono il suo talento e vedono in lui il maestro. La societa' e il resto della squadra cercano il faro. Nella Premier League gioca 4 partite ma pur non essendo ovviamente al massimo della forma fisica, la classe innata lo porta a mettersi subito in evidenza. Come sempre. In campo e fuori.
Ma nel momento in cui cominciava a prenderci gusto, arrivano segnali importanti dall'Italia... lo vogliono come allenatore alla Fiorentina. Il Leicester gli propone un contratto più lungo, ma la voglia di rivincita e' troppo forte. Lascia così, un po' a malincuore e per la prima volta nella sua carriera,
un progetto incompiuto.
"Quando la passione e' piu' forte della ragione. Rimettersi in gioco.
Esplorare il nuovo.
Sfidare il tempo.
Soprattutto giocare..."
La storia di Roberto Mancini in Nazionale e' il capitolo più contrastato della sua carriera.
Ne subisce il fascino straordinario. Ne coglie l'importanza strategica per dare un senso compiuto alla sua avventura calcistica. Ma forse proprio per questo non riesce a mettersi in luce come vorrebbe. A volte per troppo amore si sbaglia...
E poi ci ha messo lo zampino anche la sfortuna, impedendogli di esprimersi, nelle occasioni che gli sono state offerte, ai suoi abituali livelli.
Esordisce in azzurro nel Maggio 1984 in Canada per un'amichevole guidata dal mitico Enzo Bearzot. Viene poi convocato da Azeglio Vicini per i Campionati Europei dell'88 in Germania e ai Mondiali italiani del '90.
Ma non c'e' verso. Non va.
La sua ultima partita in Nazionale e' sotto la guida di Arrigo Sacchi, per un'amichevole contro la Germania nel Marzo 1994.
Il suo bottino azzurro e' magro: 36 presenze e 4 goals nella Nazionale maggiore. Una presenza e nessun goal nella Nazonale B. 26 presenze e 9 goals nelle giovanili e una piccola soddisfazione nell'under 21 vicecampione d'Europa nel 1986.
"Il rapporto con la patria e' un po'
come quello con i genitori...
Rispetto. Obbedienza. Orgoglio. Amore.
Ma a volte non ci si capisce."
Peccato."
Dopo una straordinaria carriera, culminata con la conquista dello scudetto proprio nel giorno del suo addio al calcio giocato, il 7 Maggio 2001, Roberto Mancini riceve il tributo ufficiale nella emozionante cornice dello stadio Luigi Ferraris a Genova. Un giorno speciale... il "Mancio Day"!
In suo onore, per la partita di addio al calcio giocato, si riuniscono le sue due squadre "storiche" in formazione originale: la Sampdoria dello scudetto degli anni d'oro al completo ( fra gli altri Vialli e Cerezo ) e la Lazio dello scudetto '99/2000.
40.000 tifosi gremiscono gli spalti, con la curva sud compatta a inneggiare come ai vecchi tempi "Bobby goal" e i suoi compagni di tante vittorie. Tutti lì, in piedi ad applaudire Roberto nel "suo" stadio. Tra i tantissimi amici, svetta un tifoso davvero "speciale": e' il mitico Paolo Mantovani, che appare sorridente sugli schermi giganti, tra l'emozione collettiva, per unirsi simbolicamente a questa grande festa dello sport. Anche lui a rivedere e gustarsi le gesta del "suo" Mancio, ancora una volta in quello stadio, ancora con i colori della Samp. Un'emozione davvero unica!
Ma l'emozione più forte forse l'ha prova proprio il festeggiato, Roberto Mancini, che nell'occasione riesce a coronare il suo sogno più bello e impossibile: far giocare a nel mitico Stadio Marassi i suoi figli Filippo e Andrea, per fargli provare quella gioia che soltanto da lì, calpestando quell'erba si puo' capire.
Ma Roberto, si sa, e' uno che i sogni sa trasformarli in realtà...
"Il bilancio della carriera non si misura con le statistiche ma con l'affetto del pubblico.
Un'emozione indimenticabile."
SUBITO UN INCARICO PRESTIGIOSO: VICE ALLENATORE DELLA LAZIO!
Dopo i fasti laziali come giocatore, coronati da tanti trionfi internazionali, nella stagione 2000/2001, Roberto inizia seriamente a studiare da allenatore al fianco del suo grande maestro Svenn Goran Eriksson, sulla panchina della Lazio.
La stoffa c'e', il carisma non manca, così come l'attitudine innata alla guida dei propri compagni, già dimostrata sin da giovane in campo. Tutto lascia presagire che dopo un giusto periodo di rodaggio il testimone passi a lui, soprattutto dopo la prestigiosa chiamata per il mister svedese da parte della Nazionale Inglese, per la stagione successiva.
Ma il prematuro ed inaspettato divorzio tra Eriksson e la società laziale, anzichè favorire quel passaggio di consegne che sembrava più naturale, porta ad una situazione imprevista: la Lazio preferisce affidare la squadra a Zoff, anzichè a Mancini. Roberto capisce di non godere ancora della necessaria fiducia per il sua nuova dimensione professionale e così, dimostrando ancora una volta coerenza, serietà e carattere, segue Eriksson nelle dimissioni.
La notizia viene accolta con grande rammarico dalla tifoseria biancoceleste che vede allontanarsi in un colpo solo due colonne portanti dei recenti fasti.
Ma Roberto non smette di credere in un suo futuro da mister e ne approfitta per continuare a studiare al Supercorso di Coverciano, l' "Università" del calcio italiano.
E i risultati non si faranno attendere...
"Raramente essere secondi coincide con il raggiungimento di un traguardo.
Ma se davanti c'è il più grande, "due" diventa sinonimo di doppio.
Modello di vita,
oltre che un maestro."
Mentre è impegnato in Inghilterra con il Leicester, le voci sul futuro di Roberto Mancini si rincorrono e rimbalzano sui media tutti i giorni. C'è chi lo dà sicuro nuovo allenatore all'Inter del suo estimatore Moratti, dopo l'esonero di Lippi. Ma la chiamata vera arriva dalle parti dell'Arno e porta i nomi di Vittorio Cecchi Gori, Presidente della Fiorentina e Mario Sconcerti, Direttore Generale, entrambi suoi grandi estimatori. E lo vogliono così fortemente da non esitare a sfidare la burocrazia e i suoi cavilli. Mancini infatti, avendo già al suo attivo nel campionato 2001/2002 qualche scampolo di partita come vice di Eriksson, risulterebbe di fatto aver "già allenato" e quindi non potrebbe essere tesserato da un altro club nello stesso periodo. Dopo accese polemiche attorno a questo caso, il buonsenso del Presidente Federale Petrucci, cui spetta secondo le regole l'ultima parola in materia, decide che in fondo non e' giusto far perdere un'importante occasione professionale in nome di una regola da più parti ritenuta illegittima. E così, in virtù anche del rispetto che gli deriva da tanti anni di onorata carriera al più alto livello, Roberto Mancini affronta, nel Marzo 2001, una stimolante ennesima sfida: è il nuovo allenatore della gloriosa Fiorentina. Ancora una volta il più giovane, come già gli era successo da giocatore. L'obiettivo e' quello di riportare la squadra viola ai vertici che le competono. Il compito non e' certamente dei più facili, ma non lo spaventa. Inizia a lavorare con la solita dedizione cercando di rridare fiducia all'ambiente, ricompattare e motivare il team e soprattutto porre le basi per il futuro.
E i risultati sembrano promettere bene sin dall'inizio... Roberto regala infatti subito a Firenze una splendida Coppa Italia, trofeo da lui vinto così ben sette volte (un record!). Purtroppo alle vicende sportive si sono poi aggiunte vicissitudini di carattere societario amministrativo che hanno reso impraticabile il cammino calcistico della Fiorentina e che, l'11 Gennaio 2002, portano anticipatamente alla fine di un connubio potenzialmente molto forte.
Una sfida vinta a metà.
"Se la sfida fosse una città, serebbe certamente Firenze.
Ce l'ha nel sangue, nel dna.
Ma con eleganza. Come solo lei sa essere."
ROBERTO MANCINI TORNA AD ALLENARE I BIANCOCELESTI
Dopo la breve parentesi come vice di Eriksson, nella stagione 2002/3 Roberto Mancini torna alla guida della grande Lazio, stavolta da allenatore ufficiale, con un accordo biennale. Un ritorno in grande stile, accompagnato dall'entusiasmo di tutta la tifoseria biancoceleste che riconosce in lui, oltre alle indubbie doti tecniche, il carisma e la credibilità in grado di ricompattare l'ambiente deluso dalla precedente gestione.
Ma la stima per Roberto arriva non solo dal pubblico. Anche gli addetti ai lavori, credono fortemente nel suo progetto calcistico in primis il Presidente Cragnotti che all'uscita dell'assemblea degli azionisti garantisce al nuovo allenatore l'intenzione di adoperarsi per ricostruire presto una Lazio competitiva.
La società pero', si trova invece a doversi privare subito, per impellenti necessità finanziarie, di due suoi giocatori simbolo: il goleador argentino Hernan Crespo e la "bandiera" Alessandro Nesta, unanimamente riconosciuto come il difensore più forte del mondo. Ma nonostante queste due gravi mancanze, Roberto Mancini, in linea con il suo riconosciuto carattere, non si perde d'animo e lavora per costruire, o meglio, "ricostruire", quanto di buono c'era comunque nella compagine laziale. E i risultati arrivano puntuali come i suoi indimenticabili goal... La Lazio infatti, pur distratta dalla tempesta finanziaria che coinvolge la proprietà, inanella sorprendetemente una serie di risultati decisamente positivi, che la proiettano ai vertici del calcio nazionale ed internazionale.
Come si addice ad un grande club e ad un grande tecnico...
"La sfida più impegnativa è quella con se stessi ed il proprio passato."
Il 18 Maggio 2008 l'Inter di Roberto Mancini vince il 16° scudetto, il terzo consecutivo. Roberto entra definitivamente nella storia del club neroazzurro. Nessun allenatore prima di lui era infatti riuscito a vincere tre scudetti consecutivi nella storia centenaria dell'Inter.
"Molti la chiamano "Inter"... Io preferisco "Internazionale" Un nome. Un obiettivo."
La carriera da allenatore:
Lazio (in seconda dal Settembre 2000 al Gennaio 2001 serie A)
Fiorentina (dal Marzo 2001 al Gennaio 2002 serie A)
Lazio (2002/03 serie A)
Lazio (2003/04 serie A)
Inter (2004 al 2008)
Il suo Palmares da allenatore:
1 Coppa Italia (Fiorentina 2000/2001)
1 Coppa Italia (Lazio 2003/04)
1 Coppa Italia (Inter 2004/05)
Super Coppa di Lega (Inter 2005 )
1 Coppa Italia (Inter 2005/06)
Super Coppa di Lega (Inter 2006 )
Campionato (Inter 2005/06, 2006/07, 2007, 2008)
GOL:
Serie A - 156
Coppa Italia - 31
Coppe Europee - 15
Altri tornei - 1
Totali - 203
La carriera da numero 10:
Le sue squadre:
Bologna (1981/82)
Sampdoria (dal 1982/83 al 1996/97)
Lazio (1997/00)
Leicester (2001)
Il suo Palmares:
2 scudetti (Sampdoria 1990/91, Lazio 1999/00)
2 Supercoppa di Lega (Sampdoria1991, Lazio 1998)
2 Coppa Coppe (Sampdoria1989/90, Lazio 1998/99)
6 Coppa Italia (Sampdoria 1984/85, 86/87, 88/89, 1993/94, Lazio 1997/98, 1999/00)
1 Supercoppa Europea (Lazio 1999)
I suoi allenatori: Burgnich (Bologna 1981/82) - Liguori (Bologna 1981/82)
Ulivieri (Sampdoria 1982/83 e 1983/84)
Bersellini (Sampdoria 1984/85 e 1985/86)
Boskov (Sampdoria dal 1986/87 al 1991/92)
Eriksson (Sampdoria dal 1992/93 al 1996/97 e Lazio da 1997/98 al 1999/00)
